Educazione perchè
“Se non cambiamo direzione, è probabile che arriveremo esattamente dove siamo diretti”. (Proverbio cinese) Viviamo in un’era di grandi cambiamenti, la loro velocità è in continuo aumento e abbiamo l’impressione di essere dentro una grande macchina che solo pochi sembrano governare ma la cui direzione di marcia è determinata più che altro dal fatto che ancora la maggior parte delle persone non vuole sapere dove andiamo. Il privilegio di chi vive questi anni, così unici nella storia del pianeta, ci porta a riflessioni e comportamenti assolutamente originali rispetto a quelli che in altre epoche potevano interessare la maggior parte degli uomini. La nostra è un’epoca in cui cominciamo a renderci conto che le domande esistenziali filosofiche e spirituali che tradizionalmente si è posto l’essere umano stanno diventando di grande attualità non solo per gli individui ma anche per le collettività. Anzi, se le risposte non saranno collettive e non saranno adeguate ai tempi in cui sono poste, la grave crisi che viviamo coinvolgerà tutti gli abitanti del pianeta e il pianeta stesso. E’ il momento di soffermarsi, dunque, su “chi siamo?” e “qual è il senso della vita sul pianeta e del pianeta?” ma anche chiedersi se “è vero benessere quello che viviamo” e se non si possa cercare “un modo di vivere felice e sereno”; occorre conoscere “quali sono i bisogni reali, qual è la nostra natura, cosa ci costituisce e cosa ci è stato appiccicato”, “cosa è essenziale e cosa ci è stato riflesso da educazione e cultura”, se “si può separare il nostro destino da quello del mondo” e successivamente riflettere su “ciò a cui possiamo rinunciare, perché in fondo superfluo, e di cosa possiamo arricchirci per completare la nostre persone”. E’ il momento di fare della riflessione, della coscienza critica, della filosofia e dell’educazione un’occasione importante di orientamento del nostro vivere. Un nuovo modo di essere individuale e sociale presuppone un grande cambiamento di coscienza individuale e collettiva[1], un grande impegno educativo orientato verso noi stessi e gli altri per divenire consapevoli che la situazione di grave malattia del pianeta richiede uno sforzo intenso e supplementare e che abbiamo tutte le risorse come genere umano per uscire dall’attuale crisi in maniera più completa e ricca di umanità. Il lavoro di formazione tra adulti e di educazione rivolto ai piccoli diventa pertanto importantissimo per riflettere, prendere coscienza di ciò che non funziona ma anche per intraprendere nuovi percorsi di crescita globale e armonica che ci rendano capaci di prendere in mano la nostra vita e orientarla verso la felicità e il bene di tutti. Esiste un interessante progetto internazionale, definito SAT EDUCAZIONE, (www.sateducazione.com) di completamento della formazione degli educatori, che ha la finalità di arricchire e sostanziare il loro bagaglio personale e culturale, in modo tale che le qualità esistenziali e umane dell’operatore scolastico abbiano una immediata ricaduta nelle classi e quindi sui ragazzi, in modo tale che la scuola possa divenire fucina di esseri umani completi e possa ricordare che la felicità è una meta da porsi e da raggiungere nell’arco della propria vita. Tale progetto che già coinvolge vari paesi, tra cui l’Italia, intende realizzare il programma teorico ed esistenziale disegnato dal dott. Claudio Naranjo. Diventa importante fare qualsiasi lavoro di formazione con una motivazione benevola, solidale e amorosa - l’amore non è sinonimo di vita? - perché pur essendo vero che è difficile sentire un amore completo non possiamo rimandare né il momento di lavorare per riscoprirlo né il momento di farlo emergere, facendolo diventare non solo modo di comportarsi ma anche categoria concettuale da far reagire nelle analisi e nelle decisioni su ciò che deve essere fatto per uscire da una crisi di inaudita gravità. Nell’orizzonte della formazione degli adulti, sembrano essere particolarmente adatti ai nostri tempi, perché frutto di questi, i nuovi percorsi di crescita e formazione per nuove figure professionali, come quelli offerti dalle scuole di Counselling, che valorizzando il desiderio di benessere e di nuovo orientamento che emerge -e sempre più emergerà- nella società, non solo soddisfa questo bisogno ma orienta i consellors, nuove figure professionali appena riconosciute istituzionalmente, a offrire alla società le risorse guaritrici maturate e accresciute in primo luogo nel lavoro di procurare benessere a se stessi. Successivamente ci si accorge che il confine tra il me stesso e l’altro è molto più labile di quello che si crede, fino a sparire. Sembra che la società, come ogni organismo, in una situazione di crisi e pericolo, produca i suoi stessi anticorpi, linfe vitali capaci di risanare i tessuti deteriorati, cellule che prendendosi cura di se stesse coinvolgano tutto l’organismo nel processo di guarigione, e il counselling, come altri nuovi percorsi formativi e professionali, ora finalmente riconosciuti (www.colap.it) è una di queste.
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