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Educazione ambientale
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Le sofferenze di Gaia
La preoccupazione per le sorti del nostro pianeta comincia ad essere
sempre più diffusa e condivisa, perché i segnali che sono lanciati
dagli scienziati e da vari organismi nazionali e internazionali,
sebbene arrivino ammortizzati per il lavoro di filtro dei mass media,
indicano che le condizioni di salute della terra sono abbastanza gravi.
Il pianeta è un organismo vivente , un insieme di parti vitali fra
loro strettamente collegate, nel quale si realizzano scambi energetici
di vari livelli. A causa dell’azione umana, soprattutto nell’ultimo
mezzo secolo, si è prodotta una modificazione dei suoi apparati
fondamentali, gli ecosistemi (ciclo dell’acqua, del carbonio, la
sparizione e la diversificazione delle specie, l’impollinazione ecc.)
e aumentano progressivamente i segni del suo malessere , anche
attraverso l’aumento della temperatura e l’aggravamento delle
diverse malattie ambientali.
L’educazione all’ambiente deve divenire un processo continuo che
riguarda adulti e giovani generazioni perché, come predica il D.M.
del 7 ottobre 1996, essa “contribuisce a creare il senso di
identità e le radici di appartenenza dei singoli e dei gruppi, a
sviluppare il senso civico e di responsabilità verso la res publica,
a diffondere la cultura della partecipazione e della cura per la
qualità del proprio ambiente, creando anche un rapporto affettivo
tra persone, la comunità, il territorio”.
Per questo non è sufficiente un’educazione che induca comportamenti di
conoscenza e di esplorazione del territorio , come se si trattasse di una cosa
esterna da “conservare” ma devono anche essere poste in essere strategie
educative e devono essere offerti modelli di un rapporto reciproco di scambio
e apprezzamento.
Chi ha già svolto l’attività di educazione ambientale sa che ci si
deve proporre di superare i limiti del metodo cognitivo legato al libro di testo
e all’informazione teorica, di cui si sottolinea certamente l’importanza,
prevedendo il lavoro sul campo e facendo riferimento a tutti gli aspetti
sistemici del rapporto uomo-ambiente.
Bisogna dunque incamminarsi verso una ricerca innovativa, che superi il
nozionismo - anche quello audio-visuale - e diverti momento di scoperta, di
creatività, di immersione in un ambiente a cui siamo legati da mille fili.
Bisogna riscoprire il piacere di un ritorno ad una condizione naturale che ci
appartiene anche se ce ne siamo dimenticati.
Una ricerca che unisca l’aspetto cognitivo a quello emotivo e motivazionale,
che non si limiti a riflettere criticamente sulle disfunzioni di una certa
organizzazione sociale ma ispiri sentimenti e motivazioni per un cambiamento
dei comportamenti, sia per un senso morale basato sul sentimento che il proprio
destino è legato a quello degli altri, sia sul piacere e l’emozione di ritrovare
il senso dell’unitarietà dell’ambiente.
Una tale ricerca suppone “ che i ruoli così rigidamente scolpiti di docente e
studente divengono più flessibili, meno vincolanti a un rapporto gerarchico e
culturalmente unidirezionale.”
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